La filosofia di Michael Drake

Hugo JACOMET

La filosofia di Michael Drake

Gentlemen,

ecco la traduzione di un interessante testo del celebre Michael Drake, fondatore della maison Drakes of London, che riassume decisamente bene le regole dell’understatement britannico e la filosofia di colui che diventerà il fondatore del più grande negozio di cravatte fatte a mano del Regno Unito.

E’ interessante, pragmatico, pieno di buon senso, facile da applicare (salvo il passaggio sulla lunghezza delle due estremità delle cravatte) e decisamente  ricco di spunti ai quali ispirarsi…

Here we go…

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Sono lo stile, il comfort e la qualità –e non la “moda”- che devono guidare un gentleman nella composizione del suo guardaroba. Un completo dal taglio perfetto, una camicia impeccabile e delle scarpe realizzate a mano danno immediatamente agli occhi altrui un messaggio di naturale sicurezza. Ma qualunque sia la reputazione del vostro sarto, la qualità del taglio del vostro completo e, a maggior ragione, il prezzo dei vostri abiti, non sarete mai davvero eleganti se non rispetterete alcune regole, peraltro abbastanza semplici.

Perché sono i piccoli “non so che”, i minuscoli dettagli, gli elementi più sottili dello stile a fare, alla fine, la differenza.

L’idea non è assolutamente quella di possedere il più grande guardaroba del mondo e nemmeno di tentare di tendere a questo obiettivo. Si tratta, al contrario, di scegliere gli abiti giusti, quelli che saranno capaci di legare fra loro le vostre ispirazioni personali e i vostri gusti. L’obiettivo è semplice: raggiungere una eleganza naturale tinta di raffinatezza e di un briciolo di nonchalance.

Per prima cosa, iniziamo da quella che chiamo la zona a “V”. Questa zona a “V” è costituita dal collo e dai revers della giacca, dal colletto della camicia e dalla cravatta. Questa “V”, il cui fine è quello di attirare l’altrui sguardo verso il vostro volto, è senza dubbio la zona più importante da padroneggiare, ma anche la più pericolosa da maneggiare. Un errore in questa zona sarà visibile da lontano, e danneggerà molto la vostra allure.

Iniziamo dalla camicia. Siate semplici. Il blu e il bianco sono sempre delle buone scelte, in tinta unita o con piccole righe o quadrati. Evitate gli eccessi: i colletti troppo teatrali, i bottoni o altri dettagli troppo in contrasto sono una pessima scelta. Optate piuttosto per la sobrietà e la semplicità, e lasciate che sia la qualità a parlare per voi…

Poi la cravatta. Si tratta di un accessorio importante, dato che ha un valore più simbolico che utile. Le buone cravatte sono fatte a mano, mai a macchina.

Evitate gli eccessi: non scegliete mai cravatte larghe più di nove centimetri o meno di sette. Se volete andare sul sicuro, scegliete gli otto centimetri.

Il motivo non deve essere né troppo complessi (con troppi colori), né troppo vistoso, né troppo brillante. Tuttavia le cravatte satin blu navy, grigie o viola sono ottime per la sera, quando la vostra tenuta sarà più formale. La regola più semplice da tenere a mente è quella di privilegiare colori dolci la mattina, un po’ più forti il pomeriggio, mentre la sera di orientarsi verso tinte più scure.

Esistono, secondo me, solo due nodi di cravatta da prendere in considerazione: il nodo semplice (“four-in-hand”) o il mezzo Windsor. Quest’ultimo può essere molto pratico se la cravatta è lunga o se il collo della camicia richiedere un nodo voluminoso.

Non utilizzate assolutamente la piccola asola (“the keeper”) sul retro della cravatta per tenere ferma l’estremità più stretta. Mantenete un po’ di nonchalance e non dimenticate che lasciarlo intravedere di tanto in tanto è assolutamente accettabile. Ispiratevi al Duca di Windsor o a Gianni Agenlli piuttosto che alle cravatte rigide dei banchieri.

La lunghezza della vostra cravatta è importante. Nel migliori dei mondi possibili, l’estremità della vostra cravatta dovrebbe sfiorare l’alto della vostra cintura e le due estremità dovrebbero avere la stessa lunghezza. Se questo non è realizzabile, è decisamente meglio che l’estremità più larga sia anche più lunga dell’altra.

Portare un completo molto chic con una bella camicia realizzata su misura è un sogno sartoriale. Ma questo sogno può tramutarsi in un vero incubo semplicemente scegliendo una pessima cravatta.

Altro piccolo dettaglio: assicuratevi che i bottoni delle vostre maniche siano discreti e non assomiglino invece a dei gioielli come quelli raffigurati sui sepolcri bizantini. Fate attenzione anche a coordinare bene i  metalli: se portate un orologio d’acciaio, niente bottoni d’oro.

Anche altri dettagli hanno la loro importanza. Ad esempio, un fazzoletto bianco non dovrà mai essere piegato nel taschino in maniera vaporosa (“puff”) ma dovrà sempre essere piegato con cura (“folded”). Le vostre bretelle non dovranno mai essere abbinate al colore delle scarpe.

Per quanto riguarda le calze, mai quelle corte con un completo. Le calze blu navy vanno bene con le scarpe marroni, quelle nere mai. Personalmente indosso sempre calze viola e amo considerarla come un piccolo dettaglio eccentrico personale.

Evitate le scarpe estreme, troppo lunghe o troppo tozze, perché si tratta di un elemento dell’abbigliamento che attira immediatamente lo sguardo e può far fallire tutto.

L’idea non è quella di assomigliare immediatamente a un uomo appena sbarcato da una nave proveniente da Napoli. D’altra parte, i veri eleganti napoletano adorano l’understatement britannico.

Ma se, come diceva Coco Chanel, una donna deve essere sia chic sia sexy, un uomo deve, quanto a lui, avere stile.

Michael Drake – Fondatore di Drakes London

Cheers, HUGO.