La carica della brigata leggera

Hugo JACOMET

La carica della brigata leggera

(Tratto dall’articolo i Nicholas Antongiavanni nel Big Back Book 2009)

Lino, mohair, cotone, seta, Fresco (lana fredda), tropical, solaro, seersucker, popeline, drill, madras, shantung. Ocra, talpa, beige, crema, bianco sporco, grigio perla, grigio elefante, grigio-blu, blu Air Force. Rispettivamente dei materiali e dei colori che certi uomini avevano l’abitudine a portare spesso. Uomini di gusto. Uomini professionali. Uomini come mio padre che negli anni ’70, fra il Memorial Day e il Labour Day, non portavano il blu navy o il grigio se non in occasioni climatiche eccezionali (una primavera meno calda del solito) o perché costretto (una riunione particolarmente formale). Il resto del tempo, non portava che dei completi estivi. Il completo estivo era una pietra d’angolo dello stile maschile, e si trovava in tutti i guardaroba degli eleganti. Ma i tempi sono cambiati.

Oggi, un giorno di luglio peraltro molto caldo, per le strade di Manhattan il solo completo estivo all’orizzonte sembra essere il mio. Le concessioni degli altri uomini alla calura sembrano quindi limitarsi semplicemente a togliere la giacca di lana, sempre se ne portano una, oppure tentano di auto convincersi di essere a loro agio nei completi in lana blu scuro o grigi che qualcuno ha venduto loro come “mezza-stagione” o un completo “10 mesi”. Ma sì, avete capito ciò di cui parlo: qualcosa di “leggero”. Qualche cosa che dovrebbe poter essere indossato ovunque, salvo, forse, in Siberia a gennaio … Grazie ai progressi recenti delle manifatture di tessuti e ai nuovo metodi di fabbricazione, questi completi sono effettivamente più versatili e utili di un tempo, ma in quanto a stile sono particolarmente poco interessanti.

Non è il mio caso. I giorni si allungano, gli orari di lavoro diventano meno rigidi e tutti gli affari importanti vengono tacitamente posticipati all’indomani del Labour Day, e io ne approfitto per lasciare a riposo i miei completi blu o grigi e dedicarmi a tinte più chiare.

E dato che queste tenute, oltre a darvi il vantaggio di sudare infinitamente meno rispetto alla massa che vi attornia, sono anche interessanti.

Come molte delle cose che indossiamo, i completi estivi derivano da una vecchia e a augusta tradizione britannica. Gli inglesi avevano l’abitudine di portarli, non in Inghilterra e non necessariamente l’estate. Erano utilizzati dalle classi sociali superiori durante i loro viaggi in Italia, durante i safari in Kenya o nelle lunghe vacanze nel sud della Francia. Erano anche assolutamente indispensabili per quei britannici che, portando il fardello dell’appartenere a una razza imperiale, vivevano in delle fornaci come Delhi o in dei bagni di vapore come Rangoon. Poiché Inglesi, questi uomini non potevano concepire di uscire di casa senza un completo, ma essendo per la maggior parte sani di mente, ovviamente non indossavano nei climi tropicali il loro completo grigio tre pezzi in flanella cucito a Savile Row.

Per queste ragioni venne raggiunto un compromesso (cosa rara): dei completi, sì, e anche tre pezzi, ma in dei tessuti traspiranti, come il lino, e in dei colori che potessero riflettere e non assorbire la luce prima di lanciarsi in prima persona nella fabbricazione di tessuti per climi caldi. L’industria della tessitura, basata allora attorno alla città di Huddersfield nello Yorkshire, ha iniziato quindi a mettere a punto e a produrre tessuti adatti come il Fresco (lana fredda) che permette una migliore circolazione dell’aria nel materiale, o il Solaro, di colore ocra incrostato da fili rossi che riflettono i raggi solari. E come dimenticare il celebre negozio “Tropicadilly” (oggi sparito) diretto dai sarti del Row Airey and Wheeler, celebre per i suoi abiti bespoke in tessuti coloniali?

Gli americani adottarono ben presto il look britannico, in particolare negli stati del Sud. La popolarità del seersucker si è mantenuta durante i secoli, e la stessa cosa anche per il madras. Il lino, il tessuto estivo preferito dagli Italiani, non ha mai in compenso avuto grande successo –l’aspetto “stropicciato” rischia di far assomigliare molte persone a dei vagabondi- mentre il popeline, nonostante sia anche esso a rischio “cheap” è molto popolare, particolarmente a Washington DC.

I sarti di alto livello hanno d’altra parte tendenza a sconsigliare l’utilizzo del cotone ai loro clienti, non solo perché si tratta di un materiale difficile da lavorare, ma soprattutto perché secondo loro è ridicolo investire un lavoro del valore di tremila euro in un tessuto che vale a malapena cinquanta centesimi.

Qual è la situazione attuale?

I sarti e i commessi delle boutique hanno tendenza a spingere i loro clienti verso scelte secondo loro “sicure”, cioè dei completi “per tutte le stagioni”. Eppure ogni elegante vi dirà che un completo estivo è un eccellente investimento a lungo termine e che ne ritirerete dei dividendi sicuri in stile e comfort ogni stagione calda.

Oggi, nelle strade di Manhattan, attiro un raggio di luce in mezzo a tutti questo completi scuri. E per un istante, mi sento molto meno solo… NA.

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Andate sul sicuro: se non avete mai acquistato completi estivi, non iniziate con qualcosa di avventuroso che non lascerà mai il vostro armadio. Una lana tropicale crema, grigio chiaro o glen plaid schiarirà il vostro aspetto senza provocare alcuno choc nei colleghi. (Completo lana e seta, due bottoni / Canali)

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Passate oltre le fodere. I veri completi estivi, come questo due pezzi in cotone, non hanno né fodera né mezza fodera. Le fodere hanno un effetto isolante utile per l’inverno. (Completo due bottoni in cotone / Ralph Lauren)

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Il tessuto conta più che la sua leggerezza. Un seersucker areato e poroso che lascia circolare l’aria vi darà più soddisfazione che una gabardine, leggera ma più stretta. Con il seersucker, scegliete un’accoppiata camicia-cravatta il più semplice possibile. (Completo tre bottoni in seersucker lana e cotone / Ascot Chang)

Provate il bianco! O più precisamente il crema o il bianco sporco per mantenere una sottile differenza con il bianco della vostra camicia. (Completo un bottone cotone e seta / Z Zegna)