Circa la necessità di difendere la cravatta (2)

Hugo JACOMET

Circa la necessità di difendere la cravatta (2)

Gentlemen,

saper scegliere una cravatta di qualità e soprattutto saperla abbinare con la camicia e la giacca è un’arte che, in quanto tale, richiede la conoscenza di alcune regole fondamentali circa questo oggetto all’apparenza “anodino”, ma nella realtà dei fatti abbastanza complesso e sofisticato.

Ecco dunque alcuni principi basi da comprendere e da padroneggiare quanto prima.

Le migliori cravatta sono interamente realizzate in seta. Fra tutti i tessuti nessuno possiede caratteristiche in termini di resistenza, brillantezza e flessibilità più adatti alla realizzazione di cravatte. Detto questo, esistono anche cravatte in lana e/o cachemire, che si sposano benissimo con tessuti invernali come flanelle e tweeds, e sul versante estivo cravatte in lino, misto lino/seta e “popeline irlandese” (misto seta e lana).

Cravatta in lana (Wool Challis) di Ralph Lauren

Nessun altro tessuto al di fuori di questi produrrà delle cravatte decenti.

Per quanto riguarda l’interno, la fodera in lana è un “must” che rende possibile non solo la realizzazione di bei nodi, ma permette anche alla cravatta di ritrovare rapidamente la forma originaria una volta sciolto il proprio “Four-in-hand” o “Windsor”.

Le buone cravatte sono realizzate a mano, e se parliamo di cravatta di alta categoria, questo punto non è assolutamente negoziabile: una cravatta così realizzata non è mai né rigida né inerte, ma, al contrario, sempre morbida e liscia.

Se, ciò nonostante, la cravatta non è realizzata integralmente a mano è fondamentale che almeno la piega della parte interna sia fermata, alla due estremità, da un punto cucito a mano, e così anche la cucitura della “colonna vertebrale” deve essere particolarmente fluida (tecnica chiamata “slip stitch”), in modo da lasciare alla cravatta quella libertà necessaria affinché possa ritrovare facilmente la sua forma. E’ abbastanza semplice al momento dell’acquisto riconoscere questo dettaglio: se sul retro le due parti della colonna vertebrale sono cucite in modo molto serrato, quella che avete di fronte è una cravatta di qualità mediocre realizzata a macchina. In compenso, se la cucitura vi sembra un po’ lassa significa che è stata fatta a mano e quindi la cravatta è realizzata secondo le regole tradizionali dell’arte sartoriale.

Il lato interno di ogni estremità (“tipping”) deve essere del medesimo materiale della cravatta stessa. Sulle cravatte di (molto) alta categoria queste non sono nemmeno ricoperte, dato che la cravatta è realizzata integralmente a partire di un “carré” di seta piegato sette volte, senza fodera, in modo che sia la seta stessa a fornire spessore all’oggetto.

La maggior parte delle cravatte era realizzata in questo modo nel passato, ma l’effetto congiunto dell’aumento del prezzo della seta e della progressiva sparizione degli artigiani padroneggianti questo savoir-faire ha fatto considerevolmente aumentare le tariffe di queste cravatte tradizionali.

Le cravatte di buona qualità ma più comuni sono quelle chiamate “quattro pieghe” (“double four foulds), dall’apparenza simile alle “sette” pieghe, con la differenza che utilizzano meno seta, che sono foderate e le estremità sono ricoperte.

Evidentemente, queste raffinatezze sono esclusivamente psicologiche, dato che solo colui che indossa la cravatta è in grado di notare queste differenze, e ancora, se prende la briga di voltare l’oggetto e di osservarlo con attenzione.

Per quanto riguarda la larghezza della cravatta, la moda ci spiega che questa cambia spesso, come se gli standards dell’eleganza siano soggetti a variazioni da un anno all’altro. Falso.

La larghezza di una cravatta inglese tradizionale è di 3 pollici e ¼ (8,2 cm) larghezza minima, secondo noi, di una cravatta classica. Noi italiani preferiamo cravatte più larghe, rischiando a volte di esagerare. Attenzione quindi che le nostre cravatte non superino i 4 pollici (10,2 cm), che è la larghezza massima.

Quando si tratta di scegliere quale cravatta portare con quale camicia o quale giacca, due cose devono essere prese immediatamente in considerazione: il colore e il livello di formalismo. Per quanto riguarda il colore, quello predominante nella cravatta dovrà riflettere un colore presente nella vostra camicia o nella vostra giacca, oppure essere complementare ai due, come una cravatta gialla portata con un blazer blu e una camicia blu e bianca.

Se la vostra cravatta presenta due o più colori di densità uguale, allora almeno uno di questo dovrà riflettere un colore presente nella vostra camicia o nella vostra giacca, e gli altri non dovranno aggredire i colori di queste. Se i colori della vostra cravatta sono tutti differenti da quelli della vostra camicia o della vostra giacca, TUTTI i colori della vostra cravatta dovranno essere complementari a quelli della camicia e della vostra giacca.

Le cravatta con tre o più colori danno la quintessenza del loro effetto unicamente se accompagnati da abiti dai toni particolarmente discreti. Le combinazioni di cravatte multicolori con camicie e giacche multicolori sono quasi sempre disastrose, allucinanti, volgarissime. Nonostante ciò v’è da dire che pochi eletti dotati di un’immensa esperienza sartoriale riescono a creare combinazioni multicolori interessantissime: ma dietro v’è la conoscenza perfetta delle armonie dei colori e degli abbinamenti.

Gli uomini con una certa esperienza possono anche provare a far variare i colori della cravatta in funzione dei cambi di stagioni: colori brillanti e vibranti in primavera e in estate, e tonalità più dolci e sobrie in autunno e in inverno.

Per quanto riguarda invece il livello di formalismo necessario, uno degli assiomi di partenza è che le cravatte scure sono più formali di quelle più chiare. E che qualunque sia il tipo le cravatte di seta sono sempre più formali di quelle fabbricate in lino, in lana o in cachemire.

Le cravatte in tricot con un fondo dritto sono le meno formali di tutte e si abbinano bene con i colli “button-down” e delle giacche sportive, o dei completi informali in tweed.

Le cravatte club, con dei piccoli disegni su fondo unito, sono le successive sulla scala del formalismo. Se le insegne sulla cravatta rappresentano un club specifico o una scuola della quale non avete mai fatto parte, non dovreste indossarla.

Qui sotto,  le cravatte regolamentari dell’università di Liverpool, della Royal Air Force e dell’università di Cardiff.

Esistono anche cravatte club con immagini di animali, oggetti sportivi e di tutto di più. L’esempio più celebre è la cravatta “Adam Smith”, onnipresenti presso gli ideologi neo-conservatori.

Le cravatte a righe (o regimental) sono, in generale, abbastanza informali, ma tutto dipende dal modo con il quale sono portate e dal colore, perché possono anche raggiungere buoni livelli di formalismo.

Molto versatili, si sposano a meraviglia con le camicie a quadri, e dovrebbero far parte di ogni guardaroba maschile, dato che possiedono due qualità non trascurabili: quella di snellire i volti troppo larghi e di affilare quelli troppo dolci.

Nate in Inghilterra come simbolo di appartenenza a uno specifico reggimento militare, (da cui il nome di regimental) o a una particolare scuola, ne esistono ovviamente di fantasia, senza alcun collegamento con alcuna istituzione esistente.

Gli inglesi ritengono un oltraggio il fatto d’indossare una cravatta di un reggimento o di una scuola della quale non avete fatto parte, e li mette (secondo noi legittimamente) in collera, quindi vi sconsigliamo di indossare simili cravatte oltre-Manica.

Negli Stati Uniti, in compenso, nessuno bada minimamente a queste tradizioni, peraltro poco conosciute. Detto questo, la scelta migliore è portare le regimental cosiddette “italiane”, che non solo non hanno alcun legame con particolari scuole o unità militari, ma sono anche caratterizzata da una variazione nell’intensità delle righe, facendone variare la dimensione. Al contrario, le righe inglesi sono sempre uniformi e realizzate con del Reps di seta-

Tradizionalmente, le righe devono scendere da sinistra verso destra (dal punto di vista di colui che indossa la cravatta), ma alcune maisons come la statunitense Brook Brothers propone espressamente cravatte con motivo invertito, dunque da destra verso sinistra, per distinguersi dai britannici.

Francamente noi preferiamo la “moda” originale perché, essendo le tasche sul petto posizionate sempre a sinistra, creano una linea che si armonizza molto bene con la presenza del fazzoletto da taschino (che ogni uomo perbene dovrebbe ovviamente indossare).

To be continued…

Cheers, HUGO.