GAETANO ALOISIO: L’ECCELLENZA DELLA SARTORIA MASCHILE NEL MONDO

Hugo JACOMET

GAETANO ALOISIO: L’ECCELLENZA DELLA SARTORIA MASCHILE NEL MONDO

Gentlemen,

Sin dalla nascita di PG, nel gennaio 2009, ho visitato, insieme a Sonya, quasi 200 atelier di sartoria in tutto il mondo, sia per la stesura dei miei libri, le interviste, gli articoli PG, sia per il piacere personale, poiché anche quando non siamo in servizio, visitare le sartorie è una delle nostre passioni.

Senza presentarci come i migliori esperti del settore, (i nostri amici G. Bruce Boyer e Bernhard Roetzel sono, a nostro avviso, fra i massimi conoscitori dello stile maschile), credo che possiamo trasmettere alcune conoscenze dalla nostra vasta esperienza in questo campo.

Come potete immaginare, facendo il nostro lavoro quasi a tempo pieno, per molti anni, pensiamo di aver visto e osservato quasi tutto ciò che il mondo bespoke, quasi-bespoke o spacciato per bespoke ha da offrire. Questo nostro mondo elettrizzante, affascinante e di difficile comprensione, può essere, a volte, discreto o esuberante, umile o pretenzioso, gioioso o deprimente, pulito o sporco, esperto o dilettante, onesto o fuorviante …  E’ attraverso queste esperienze di vita che abbiamo sviluppato una capacità di “percepire” immediatamente in quale realtà lavorativa ci troviamo.

Con Sonya abbiamo vissuto dei momenti di immensa gioia quando ci hanno consegnato alcuni abiti sartoriali straordinari che richiedevano, a volte, più di cento ore di lavoro manuale e quattro o cinque prove. Ma, dobbiamo confessare, che siamo spesso andati incontro a delle cocenti delusioni quando un abito sartoriale con grandi aspettative si rivelava essere nient’altro che una finzione, per non dire una brutta copia  di ciò che la grande sartoria dovrebbe realizzare in termini di esperienza umana, benessere personale e, naturalmente, pura eleganza.

Dopo tanti di questi percorsi sartoriali, alla fine abbiamo sviluppato mentalmente e per lo più inconsciamente una sorta di classifica per aiutarci a discernere il tipo di atelier su misura che stavamo visitando. Devo ammettere che ci riferiamo in questo caso alle sartorie autentiche (quelle dove i capi vengono prodotti a mano e soprattutto all’interno della sartoria) e le abbiamo divise in tre categorie:

–  Piccole sartorie oneste che offrono un lavoro onesto a prezzi onesti. Ce ne sono alcune dozzine, circa una cinquantina. Solitamente impiegano due o tre lavoranti e, spesso, usano “ausili” esterni per confezionare i loro pantaloni. Queste sartorie non vi faranno probabilmente l’abito della vostra vita, ma vi potranno far gustare le gioie del “su misura”, senza svotare il vostro conto in banca e senza dover mentire a vostra moglie.

Attenzione, però, perché solo per il fatto che all’interno di queste sartorie tutto è fatto solo a mano, a volte, pretendono di confrontarsi con i grandi nomi del bespoke mondiale. Questa è una delle prime cose che ho imparato nel mio vissuto sartoriale: un buon sarto è veloce ad ascoltare, lento a parlare e molto lento a lodare i propri meriti. O, per dirla nel modo diverso, un sarto che, dopo un quarto d’ora, inizia a raccontarvi che non troverete mai altrove la qualità come la sua, o, ancor peggio, inizia a criticare apertamente l’abbigliamento che indossi (cioè l’abito fatto da un altro sarto) è probabilmente da evitare. Io stesso ho spesso vissuto questo tipo di situazione imbarazzante, mentre indossavo gli abiti di Cifonelli. In questo caso, fate molta attenzione e pensate due volte prima di confermare l’ordine.

Buone sartorie che offrono un lavoro ben al di sopra della media, vi faranno vivere una vera esperienza personale, ciò che il grande bespoke dovrebbe essere in primo luogo e che, soprattutto, daranno splendore, in un colpo solo, alla vostra personale eleganza. In dieci anni di ricerche sartoriali, penso di poter nominare al massimo una ventina di sartorie al mondo che rientrano in questa categoria.

– E poi ci sono le Grandi Sartorie che, a mio modesto parere, nonostante il rinnovato interesse per il settore, possono essere oggi contate sulle dita di una mano, o forse due (siamo generosi).

UN NOME CHE MERITA IL RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE

Per una volta, a rischio di sembrare perentorio, penso che Gaetano Aloisio sia indubbiamente uno dei migliori sarti in attività nel mondo. E stranamente, al di fuori di una ristretta cerchia di veri intenditori del “su misur”, il suo nome rimane sottovalutato e risulta molto meno noto di quello di Cifonelli, di  Rubinacci o di Anderson & Sheppard, nonostante Gaetano abbia una clientela di altissimo standard che molte sartorie gli invidiano.

In questo momento storico impregnato di Instagram e false celebrità, è giunta l’ora di riparare a questa ingiustizia e di rivelare il valore di un Maestro che molti dei miei amici o lettori (come Florian Sirven della casa omonima o Quentin Planchenault che lavora ora accanto a Frederic Costa da Howard’s) considerano semplicemente “il nuovo Francesco Smalto” (per gli appassionati  di questo ristretto settore della moda maschile, paragonare un sarto a Francesco Smalto sarebbe come paragonare un musicista a Mozart).

Personalmente, credo che il discreto Gaetano faccia parte di quella categoria di sarti che lasciano un’impronta, un’eredità e uno stile che sopravviverà, con o senza un successore.

E se la mia etica personale e l’obbligo di riservatezza mi impediscono di rivelare la lista dei Maestri Sarti che considero attualmente come i migliori (una classifica globale di questo tipo sarebbe piuttosto assurda poiché la scelta di un sarto rimane – grazie a Dio – molto soggettiva e dipende soprattutto dal gusto personale), posso permettermi di stabilire il mio Pantheon personale di grandi Maestri del passato e del presente in cui il Maestro Aloisio avrebbe indubbiamente il suo posto. Mi riferisco a Colin Hammick, Frederick Scholte, Roberto Combattente, Domenico Caraceni, Joseph Camps, Arturo Cifonelli, Francesco Smalto, Claude Rousseau, Vincenzo Attolini o, più recentemente, Lorenzo e Massimo Cifonelli, Antonio Panico, Richard Anderson, Joe Morgan o i promettenti giovani come Davide Taub o Michael Browne. E mi scuso con quelli che inevitabilmente ho dimenticato di inserire in questa lista.

La prima volta che ho incontrato Gaetano Aloisio nel suo bellissimo atelier a Villa Malta, nella zona più bella di Roma, abbiamo avuto una lunga discussione su un argomento particolarmente vicino al suo cuore: la difesa del termine ” Bespoke “o” Great Measure “.

Questo problema, di cui abbiamo parlato a lungo e da quasi un decennio nei nostri articoli, è un problema ricorrente che consiste nel trovare un modo per separare il grano dalla paglia nel mondo sartoriale e fornire una descrizione precisa di ciò che la parola “bespoke” dovrebbe rappresentare.

Questa continua tendenza di attribuire vari significati alla parola “bespoke”, da noi molto amata, sta diventando un problema, perché trascina tutto con sé, creando confusione ed è prima di tutto uno stratagemma per vendere dei capi confezionati in serie e, spesso, lontano dalle nostre terre come fossero capi artigianali.

Nel tentativo di fermare questo “furto” semantico, alcuni venerabili sarti di Savile Row nel 2009 avevano richiesto all’AAA (Advertising Standards Authority) che l’uso della parola “BESPOKE” dovesse soddisfare criteri precisi per poter essere usata correttamente, inclusa la condizione essenziale di creazione di un modello al 100% originale e cucito interamente a mano. Ma, come probabilmente avete notato, questa azione non è bastata a impedire che l’abuso palesemente disonesto della parola diventasse una pratica comune. La maggior parte di noi ha visto la pubblicità degli “abiti su misura” a prezzo d’occasione di 300 euro! Naturalmente, la richiesta dei sostenitori della Savile Row fu respinta sotto la sottile pretesa che il termine “bespoke” fosse con il tempo “scivolato” negli altri significati. Inoltre è stato dichiarato, che “chi acquista quel tipo di prodotto a quel prezzo non dovrebbe e non potrebbe aspettarsi un prodotto interamente fatto a mano”. Che scandalo!

E’ proprio su questo tema ho impostato il discorso durante il nostro primo incontro con Gaetano. Già solo questo fatto rivela la personalità del vero Maestro che, invece di cantare le proprie lodi, ha esteso l’invito a meditare sulla difesa della parola bespoke, per aiutare il pubblico a distinguere i veri Maestri Sarti  dagli “altri” (qualunque sia il loro rating su Instagram). Avremo altre occasioni per tornare sull’argomento.

Con Gaetano ci siamo subito accordati sul fatto che questa battaglia ora è ancora più sbilanciata con l’ingresso nel mondo “bespoke” dei brand multinazionali, come Hugo Boss o Dolce e Gabbana. Ma, dopo tutto, si sa che Davide è sempre stato vestito meglio di Golia …

L’ATELIER DI ROMA

Ciò che impressiona subito appena si entra nell’atelier di Aloisio è il suo salotto: maestoso, spettacolare, meticolosamente arredato e decorato con degli oggetti ricercati e preziosi, tra cui una gigantesca scultura dell’artista Paolo Guiotto che rappresenta un mantello nero, intitolata “Il Corpo Assente”, che si trova al centro di questo ambiente le cui pareti trasudano tradizione e storia.

Il visitatore viene immediatamente immerso in un ambiente elegante e lussuoso, anche se non ostentato, che sembra essere la definizione stessa dello stile sartoriale di Aloisio. Inoltre, all’ingresso dell’atelier, poco prima dell’ascensore privato, è possibile ammirare uno splendido abito che si vede molto (troppo?) raramente, anche negli atelier più famosi di Parigi o di Savile Row.  Il messaggio è chiaro: stai entrando in un atelier di “haute-couture” maschile, un universo dedicato agli esteti.

(Clicca sulle immagini qui sotto per ingrandire).

Nello stesso edificio si trova il laboratorio di sartoria dove lavorano circa 35 sarti di grande esperienza. Oltre all’ Atelier di Cifonelli di Parigi e a quello di Rubinacci a Napoli, che sono simili di dimensioni, quello di Aloisio è senza dubbio il più grande Atelier di Sartoria tra quelli che ho visitato in tutto il mondo.

A questo punto, dovremo toccare uno dei temi più delicati del mondo sartoriale: il controllo qualità.

Alcuni laboratori, anche tra i più famosi e i più costosi (a Napoli, per esempio) hanno la consuetudine di assegnare il lavoro a sarti o a cucitrici che lavorano da casa. Questo modo di lavorare, molto comune nel sud d’Italia, comporta un controllo di qualità, a volte, niente affatto puntuale e molto meno preciso rispetto a quello effettuato nel laboratorio di Aloisio.

In alcune sartorie che storicamente lavorano in questo modo, può capitare di vedere nello stesso momento abiti eccellenti mescolati ad altri che sono dei veri disastri.

Da Gaetano Aloisio tutte le fasi della lavorazione avvengono nello stesso laboratorio e viene tutto  controllato dal Maestro stesso.

Gaetano è, inoltre, un tagliatore, ovvero un sarto capace di realizzare un capo dalla A alla Z, di controllarne i particolari, perfino la qualità del punto di cucitura, così da renderla meno visibile, a differenza di molti sarti, anche fra i più famosi al mondo. Queste sue capacità si incontrano di rado anche nei grandi Atelier sopra menzionati e fanno davvero la differenza, in termini di coerenza, sulla qualità degli abiti che escono da questo laboratorio e che sono letteralmente fuori dall’ordinario.

LO STILE ALOISIO

Iniziando a conoscere Gaetano e la sua adorabile moglie Svetlana che si occupa della gestione dell’Atelier, dell’accoglienza dei clienti e del marketing, ho scoperto che lui non ama parlare di un “house style”, a differenza di molti sarti napoletani che hanno, invece, costantemente venduto lo stile locale o il loro stile particolare.

Aloisio preferisce spiegare che la nozione di “house style” è quasi incompatibile con il concetto di bespoke e ama ricordare che la sua arte non è quella di imporre il suo stile ai suoi clienti, ma, al contrario, di renderli  più eleganti  secondo i loro gusti, i loro stili di vita e le loro morfologie.

Tuttavia, quando vedo o meglio, quando indosso un abito di Gaetano Aloisio, non posso fare a meno di pensare a questa scuola sartoriale che chiamerei “ligne claire”, di cui Francesco Smalto era uno degli esponenti più famosi, a differenza di altre scuole di sartoria che presentano le linee più “ruvide” con la spalla volutamente troppo spiegazzata di scuola napoletana, o molto più strutturata secondo la scuola francese, o che hanno un eccesso di tessuto sul petto come la scuola “soft tailoring”, stile Anderson & Sheppard.

Le linee di Aloisio sono precise, diritte, rigorose, quasi geometriche con un meticoloso lavoro di isolamento delle diverse parti del capo ed il rispetto per le proporzioni.

È una sartoria senza compromessi, che non presenta alcuna approssimazione, ma rimane nel complesso molto più leggera della scuola francese, con una spalla strutturata, ma, nello stesso tempo, naturale e molto elegante. Le cuciture sono di straordinaria precisione e le finiture sono al livello dei migliori sarti parigini.

IL MIO PRIMO ABITO FIRMATO GAETANO ALOISIO

Per il mio primo abito presso l’atelier di  Gaetano Aloisio, ho optato, ancora una volta, per un classico doppio petto, 6 su 2 (sei bottoni di cui due potenzialmente attivi).

Mentre stavo scegliendo il tessuto, Gaetano ha insistito su un taglio di tessuto di una casa che conoscevo poco e che non avevo mai usato fino ad allora: la casa DRAGO (che da allora ho imparato a conoscere e che produce, a mio avviso, dei tessuti assolutamente fantastici con una caduta eccezionale e una mano molto “nervosa”, come piace a me).

Così ho optato per una bellissima lana blu Super 160’ S con il rigo “sfumato” che, alla luce del giorno, si adegua in un modo meraviglioso. Dopo le tre prove, una particolarmente indimenticabile durante la quale ho potuto assaggiare un ottimo vino italiano mentre Gaetano stava lavorando sulla mia giacca (è quello che per me è la vera felicità, cari amici!), ho finalmente ricevuto il mio primo abito bespoke firmato Gaetano Aloisio.

Ed è lì che ho scoperto alcuni segreti che portano avanti la reputazione della Sartoria Aloisio tra i suoi fedelissimi clienti. Il primo: il suo modo di lavorare la tela e l’altissima qualità del canvas che viene utilizzato per la giacca. Mentre sempre meno sarti optano per questo tipo di struttura, preferendo acquistare i quadri già pronti, nelll’Atelier Aloisio questa operazione lunga e noiosa, viene realizzata rigorosamente a mano. Il risultato mi ha sorpreso molto, perché la prima volta che ho indossato la mia nuovissima giacca, mi era sembrata leggermente rigida. Non scomoda, ma un po’ “raide” come si dice in Francia. Ma dopo la seconda o la terza volta che la indossi, esce fuori la magia della struttura degli abiti di Gaetano Aloisio, creati nei canoni della sartoria più tradizionale e che poi è la sua quintessenza: la giacca inizia ad adattarsi alla forma del tuo petto, la linea diventa mozzafiato ed il comfort è assolutamente fantastico.

Anche il mio amico Jean-Manuel Moreau, che ho visitato di recente a Parigi indossando il mio doppio petto firmato Aloisio, e che non è uno che spreca i complimenti, mi ha detto che, a suo avviso, questo abito é uno dei pezzi più belli del mio (nutrito) guardaroba.

Quello che posso aggiungere per confermare la mia soddisfazione, è che questo abito entra nella top 5 dei miei abiti preferiti, accanto a tre abiti di Cifonelli e un abito di Nunzio Pirozzi.

Anche a rischio di essere ripetitivo, desidero oggi insistere sull’estrema qualità del lavoro di Gaetano Aloisio, che merita l’attenzione di tutti gli appassionati di sartoria su misura di altissimo livello, sul fatto che lui sicuramente è uno dei sarti più talentuosi della sua generazione.

Visitare il suo Atelier, come anche la sua meravigliosa boutique situata in Via Franceso Crispi (a pochi passi dall’Atelier) che offre, oltre ai vestiti, dei sontuosi giubbotti in pelli molto ricercate e dei maglioni in puro cashmere di altissima qualità, è un’esperienza che ogni amante dell’arte sartoriale dovrebbe vivere almeno una volta nella vita.

Per quelli di voi che vivono a New York (o hanno amici che cercano il meglio dell’eleganza classica maschile negli Stati Uniti), ho il piacere di informarvi che Gaetano visita sempre più spesso la Grande Mela per soddisfare le esigenze di una clientela americana sempre più affezionata a questo talentuoso sarto.

Per qualsiasi domanda o per prendere il vostro appuntamento negli atelier di Roma, Parigi o New York, non esitate a inviare una e-mail al seguente indirizzo: direzione@gaetanoaloisio.com

Cheers, Hugo