Una buona
educazione
sartoriale può
cambiarvi la vita

Hugo JACOMET

Una buona educazione sartoriale può cambiarvi la vita

Gentlemen,

cosciente del rischio di apparire perentorio e supponente agli occhi di quelli tra voi che sono capitati qui per caso -cosa molto poco probabile dato che PG è ontologicamente un sito di ricerca, studio e lettura e non di ozio estetico- abbiamo scelto oggi un titolo che, al di là della sua apparenza radicale, ci sembra riassumere perfettamente il senso del nostro lavoro e i nostri obiettivi nelle nostre colonne da quattro anni.

Noterete immediatamente, e questo lo dico per evitare immediatamente i classici commenti benpensanti che ormai sono diventati un’abitudine, che noi non diciamo “dei bei vestiti molto costosi e riservati ad una élite possono cambiarvi la vita”, né d’altra parte “essere sempre in completo e cravatta può cambiarvi la vita”. No. Non parliamo nemmeno di possedere molti bei vestiti. Diciamo, di maniera più compassata (come d’abitudine qui), che una buona educazione sartoriale può avere un impatto positivo sulla vostra vita. Cosa che non dipende per niente dai vostri mezzi, dal vostro amore (o disinteresse) per i bei vestiti e nemmeno dalla vostra età.

E per chi fra voi non riesce comunque a reprimere, dopo queste precisazioni in limine, un piccolo sorrisino divertito alla lettura di questo titolo che di colpo immaginerete dedicato a un piccolo manipolo di esteti parigini illuminati e narcisisti, ecco dunque qualche cifra recente per voi:

Un grande ufficio di assunzioni canadese ha recentemente pubblicato uno studio sui colloqui di assunzione dei quadri maschili. Questo studio mostra, ad esempio, che il 52% dei reclutatori professionisti si fanno un’idea coerente del candidato in meno di…10 minuti. Il 30% dei reclutatori dichiara anche di aver bisogno di meno di 5 minuti per poter emettere un giudizio quasi definitivo, soprattutto nella fase dei colloqui iniziali nei quali la concorrenza è spesso molto rude e il tempo per convincere molto poco. In questi primi minuti l’apparenza fisica e il linguaggio corporeo contano per l’80% nella percezione globale. Questo significa, grosso modo, prima ancora che voi possiate aver fatto valere in qualche maniera la vostra esperienza, la qualità delle vostre referenze e la vostra motivazione…

Per ciò che concerne i rapporti privati vi risparmierò le inchieste volgarotte o bling-bling stile Cosmopolitan. Ma è interessante notare come, fra tutti i dati snocciolati dalle miriadi di inchieste, uno studio dell’Américian Kelton Research afferma che l’80% delle donne americane sarebbero disposte a fare qualche sacrificio nella loro vita comune in cambio di un partner meglio vestito: dalle uscite al ristorante, al telefono cellulare, o, addirittura al sesso per un certo lasso di tempo.

Spero che leggendo questa inchiesta numerosi uomini d’oltre-Oceano siano corsi immediatamente dal sarto o nella boutique di abbigliamento del quartiere per soddisfare le loro compagne senza costringerle a fare questi terribili sacrifici (soprattutto l’ultimo…)

Ovviamente queste inchieste, che hanno come obiettivo quello di essere vendibili e dunque mediatiche, hanno la tendenza ad esagerare o anche solo semplicemente a calcare un po’ troppo certi elementi. Anche perché un cretino vestito bene non potrà mai competere con un genio, anche perché il genio troverà sempre il mondo di avere più stile del cretino. Ma questo è un altro discorso.

Detto questo, non c’è bisogno di ricorrere a questi studi -più o meno seri- per rendersi conto che l’eleganza personale, nella sua versione classica e discreta, costituisce un formidabile atout nelle società occidentali di oggi e questo nell’uomo molto più che nella donna. Un atout che, se si appoggia su una solida educazione sartoriale, può diventare determinante o, almeno, molto più importante di quanto non si possa pensare.

Perché come lo ricordavamo un recente articolo intitolato “Sullo spirito di Parisian Gentleman“, se capita che l’eleganza (o le eleganze) vengano considerate fenomeni futili, una bellezza esclusiva o un emblema di casta (molto alla moda ultimamente), è interessante notare come venga sollecitata per simbolizzare ogni sorta di superiorità decisionale…

Quindi, senza essere obbligati a diventare degli ossessionati della patina o dell’Old Bertie, non possiamo non invitarvi a forgiare, qui e altrove, una solida educazione sartoriale che, come scoprirete presto, vi servirà nella vita di tutti i giorni e potrebbe diventare, fatte tutte le debite proporzioni, estremamente utile se non determinante.

Give three piece a chance,

Cheers, HUGO