Sulla disinvoltura
e la naturalezza

Hugo JACOMET

 

Cerchiamo di essere onesti: l’eccesso di precisione può essere, e spesso lo è, fatale per l’eleganza. Cosa v’è di più penoso di passare ore a prevedere scrupolosamente il minimo dettaglio per un risultato che sarà, infine, troppo perfetto per essere onesto?

Siate concisi.

La concisione è una delle componenti della nonchalance.

Mettete a confronto un abitudinario e un nonchalante. Il nonchalante vincerà sempre. Approfitto di questo articolo per trarre alcuni esempi da uno dei miei film preferiti, “A Room With A View” (n.d.t. “Camera con vista” di James Ivory, 1986).

Ecco la troppa precisione:

Ed ecco la concisione (vi prego di ignorare la giacca troppo grande):

Questo genere di film d’epoca propongono spesso dei casi da manuale. Con un semplice colpo d’occhio si può facilmente distinguere l’elegante naturale dal tipo pomposo che immaginiamo aver compiuto le dodici fatiche d’Ercole per apparire assolutamente i-r-r-e-p-r-e-n-s-i-b-i-l-e.

La definizione che da il dizionario del termine concisione è interessante. In sostanza, si tratta di non utilizzare più parole del necessario per esprimere qualche cosa. Si può essere concisi anche nell’attitudine e nell’aspetto.

Ma torniamo ai film d’epoca, e godiamoci con calma altre immagini. Il magnetismo di certi attori, abbinato ad una mise concisa (il che non significa necessariamente semplice) lascia trasparire una forte personalità che ci incita a voler sapere di più di loro e a voler imparare a conoscerli.

Faye Dunaway, Bonnie and Clyde, 1967, vestiti di Théadora Van Runkle.

L’età dell’Innocenza, vestiti di Gabriella Pescucci.

Combattere senza tregua per riassettare la propria tenuta, avere un’aria sofferente, controllare in maniera nevrastenica l’ortodossia della propria mise per tutta la giornata…tanti segni che tradiscono una scarsa padronanza del senso della precisione, alla maniera dei ragazzi modaioli che portano il colletto della polo alzato, ostentando con fierezza il logo di una marca poco sobrio: a voler troppo, si finisce nel cadere nella caricatura.

La regola che ne possiamo trarre è molto semplice: se gli abiti o gli accessori prendono il sopravvento sulla persona significa che la precisione ha preso il sopravvento sulla concisione.

Tuttavia essere concisi non significa dover reprimere il proprio senso della creatività. Anche la mise più semplice può essere ricca di personalità. Ecco un esempio eccellente:

Ozwald Boateng.

A proposito di nonchalance, piuttosto:

E’ davvero possibile trarre un insegnamento da un principio così vago? Per quanto mi riguarda, penso che valga la pena di riflettere sul problema. Perché se la filosofia della concisione può essere formulata, allora può essere appresa.

Da un punto di vista puramente lessicale devo invece ammettere di non amare troppo il termine concisione. Ho tendenza a preferire la definizione di disinvoltura con naturalezza che trovo possa ispirare di più. La disinvoltura e la naturalezza (dunque il non piegarsi alle avversità e l’assenza di sforzi e difficoltà visibili) sono delle qualità che amo osservare nelle persone che ammiro, che sia nell’apparenza, nel comportamento, o nel sottile scintillio del loro sguardo…

Questa nozione va dunque ben oltre i problemi più mondani, come la qualità del tessuto, del taglio e l’associazione di colori.

E’ divertente in compenso capire che, volenti o nolenti, comunichiamo uno stile: più o meno ricercato, oltranzista, ben costruito o della scuola “appena-uscito-dalle-coperte”, comunque diciamo qualcosa su noi stessi senza nemmeno aprire la bocca, semplicemente entrando in contatto con gli altri.

Non c’è bisogno di inquietarsi oltremodo. E’ molto più piacevole considerare lo stile come un semplice modo di presentarsi a chiunque incroci il nostro cammino. E se l’incontro è piacevole, l’obiettivo è raggiunto.

Sonya Nicholson @ Iconicallyrare.com