Sullo spirito
di Parisian
Gentleman

Hugo JACOMET

Sullo spirito di Parisian Gentleman

Gentlemen,

PG non esiste che da tre anni e mezzo, eppure già figura fra i nomi quasi “storici” fra i siti dedicati allo stile maschile. La causa di ciò è duplice: da un lato l’effetto di distorsione nella percezione del tempo provocato dalla sempre più celere velocità di circolazione delle informazioni nella rete, dall’altro il rinnovato interesse degli uomini verso argomenti quali lo stile personale.

Non vi sarà, in effetti, sfuggito come ogni due giorni circa compaia sul web un nuovo blog “specializzato”, in Francia o altrove nel mondo. Il fenomeno sarebbe positivo, se solo allo spocchia e alla supponenza di questi “esperti” corrispondesse una vera ed adeguata preparazione sartoriale.

Senza fare di ogni erba un fascio o voler apparire come un vecchio reazionario, bisogna comunque notare come la stragrande maggioranza di questi specialisti non siano altro che dei filistei pronti, pur di difendere luoghi comuni ai quali sono attaccati quasi fossero dei dogmi, a sputare sulle più grandi maisons sartoriali senza il benché minimo ritegno, e, soprattutto, senza aver nemmeno una vaga idea di cosa sia una sartoria d’eccellenza.

Se a tutto ciò aggiungiamo, dulcis in fundo, il fenomeno “Tumblr”, con la conseguente proliferazioni di pseudo-blog formati esclusivamente da immagini, in molti casi ripescate acriticamente da altri siti, senza il benché minimo straccio di commento, per non parlare di linea editoriale, possiamo ben comprendere quale sia il rovescio della medaglia in questo rinnovato interesse per l’eleganza.

In questa cacofonia, PG continua a tracciare il proprio cammino fondato sull’idea che l’eleganza non sia fondata esclusivamente sull’abbigliamento e che sia necessario, per un media come il nostro dalla portata ormai internazionale, imporsi una linea esigente e votata all’eccellenza, ma che sia anche capace di contestualizzare e mettere ina prospettiva coerente l’argomento delle nostre colonne. Perché se l’eleganza maschile, infatti, si riassumesse solo alla conoscenza più o meno semplice di un lungo campionario di tagli e di tessuti, l’argomento sarebbe, ammettiamolo, decisamente noioso.

Gentlemen, come sapete bene, l’eleganza maschile non è un argomento futile né accessorio e non può essere affrontato correttamente senza lo sforzo di calarsi nel mondo che ci circonda.

D’altra parte, come spiega bene un vecchio articolo della “Revue Philosophique de la France et de l’Etranger” (Rivista Filosofica della Francia e dell’Estero) se spesso pensiamo all’eleganza come a un qualcosa di futile, una bellezza minore se non un’emblema di casta, “bisogna notare come la sollecitiamo con il fine di simboleggiare ogni sorta di superiorità.”

Purtroppo l’eleganza, per chi vuole evitare presunzione ed ironia come un oggetto estremamente paradossale: significa cura ma anche disinvoltura, rigido ma anche il grazioso, giusto ma naturale, sobrio ma decorato, il pudore ma anche l’effetto…

Trattiamo quindi in queste colonne un soggetto eterogeneo, nel quale itnerferiscono estetica, gusto, socialità, tecnica, e, in un certo senso, la morale.

Per vederci chiaro in questa opulenza troppo suggesstiva, invece che catalogare gli abiti converebbe catalogare a priori le eleganze, evocando questa carratteristica umana senza dubbio classficiabile con il pensiero, pronta ad essere analizzata dialetticamente, ma intrinsecamente ambigua e contradditoria.

Cheers, HUGO.