Sul valore delle cose

Hugo JACOMET

Sul valore delle cose

Gentlemen,

se leggete queste parole, è perché fate senza dubbio parte di coloro per i quali la vita non si riassume nell’utile e ancora meno nel necessario, due di queste orribili parole che incancreniscono la nostra società, sprofondandola nella volgarità.

La corrente di pensiero dominante –assieme ai discorsi giornalistici che si sentono alla televisione e alla radio- abusa di queste parole che attirano, inevitabilmente, la nostra attenzione sugli aspetti “pratici” e “pragmatici” della vita, che paiono aver da tempo ormai spodestato ogni concezione della vita trascendente, in senso filosofico ed estetico.

In altri termini, questa è l’epoca del CONCRETO e dell’UTILE, e qualsiasi infedeltà rispetto alla linea è severamente condannata, come possiamo vedere in qualsiasi talk-show radiofonico o televisivo. Quante volte in un dibattito il giornalista replica ad ogni discorso con l’ormai celeberrimo “sì, ma concretamente cosa significa?” oppure  con il ritornello “tutte queste sono delle belle idee, ma concretamente come di traduce tutto questo? Perché, sapete, oggi la gente vuole cose tangibili …”?

Questa piccola constatazione vi sarà parsa aneddotica. Eppure, io penso che non lo sia, e che questo male stia divorando le nostre civiltà occidentali in profondità, facendo dimenticare alle persone che la vita non si riassume in un’insieme di costrizioni, ma che può e anzi deve trovare il posto anche a delle attività –e non solo nel campo delle distrazioni- il cui valore sta nella loro perfetta inutilità.

Prendiamo ad esempio il nostro terreno d’elezione: l’eleganza maschile.

Quante volte avete sentito oppure pronunciato la frase: “Quanto costa questo completo?” piuttosto che quella, senza dubbio più corretta, “quanto VALE questo completo?”

Anche qui il distinguo può sembrarvi poco importante, quando in realtà la differenza fra queste due verbi è colossale; perché da un lato si discute di una costrizione negativa (costare è legato all’idea di sforzo), mentre il punto fondamentale è un altro: qual è il VALORE di un oggetto o di un servizio?

Gentlemen, noi che amiamo le belle cose e in particolare i bei vestiti, dovremmo impegnarci da oggi, mano sul cuore, a non utilizzare più il terribile verbo “costare” quando parliamo dell’acquisto illuminato del nostro prossimo completo o del nostro prossimo paio di scarpe…

Perché noi tutti, appassionati d’eleganza e difensori di uno di stile di vita nel quale l’estetica non è relegata nel campo delle attività “superficiali”, sappiamo, ad esempio, quanto savoir-faire e quanto lavoro si nascondono dietro un bel completo realizzato a regola d’arte o dietro un bel paio di scarpe.

Questi gesti, queste tecniche ancestrali, questi saperi unici hanno un VALORE reale nel mondo mediocre e meccanico nel quale viviamo. E sono questi valori che PG ha deciso di difendere senza esitazioni.

Per convincerci, andate a visitare un atelier di alto livello (Cifonelli, Camps de Lucca, Attolini, per i completo o Courtout, Charvet, Lucca per le camicie) o un calzolaio su misura (Corthay, Gomez, Delos, Bestetti) e capirete molto rapidamente cosa intendo per VALORE. Andate a trovare questi nobili artigiani che la lavorano senza sosta per la nostra eleganza e il nostro piacere.

Concedetevi il tempo per comprendere e ammirare questi gesti di estrema complessità: cucire una bottoniera milanese, montare una spalla o ancora i gesti estremamente fisici di un calzolaio su misura.

Ovviamente gli “addicts” del bespoke sanno meglio di me quante centinaia di ore di lavoro si nascondono dietro un completo o un paio di scarpe su misura.

Ma questa nozione di valore si applica anche ad altre maisons che restano intransigenti sulla qualità dei loro prodotti prêt-à-porter (Feu Arnys, Guyot) e si sforzano di trovare i migliori ateliers per dare la migliore qualità possibile a clienti esigenti.

Gentlemen, siamo sempre più numerosi ad educarci su questi argomenti, e la tendenza non sembra stia scomparendo.

Quindi rispettiamo gli artigiani che realizzano, nei nostri paesi, delle meravigliose opere e facciamo attenzione a non utilizzare più questo orribile verbo che non rende onore al loro lavoro.

Per un quadro impiegatizio della Défense, a Parigi, o un piccolo dirigente ministeriale, a Roma, che porta il completo esclusivamente per obbligo, duecento euro sono un costo.

Per un esteta che ama i bei completi, i colli di camicia su misura e le scarpe con suola in good-year, mille euro sono un valore.

Quindi, la prossima volta in cui sarete in un atelier o in una boutique di grande qualità, sforzatevi di domandare “quanto VALE questo?”. E vedrete che lo sguardo del vostro interlocutore cambierà radicalmente…

Una cosa non ha valore, come si suppone, perché costa, ma costa perché ha un valore

Etienne de Condillac

Cheers, HUGO