Thom Sweeney :
la nuova generazione
del bespoke a Londra

Hugo JACOMET

Thom Sweeney: la nuova generazione del bespoke a Londra

Gentlemen,

come promesso ecco una versione più completa –suddivisa per maisons e con un numero maggiore di foto- del nostro reportage realizzato a Londra e ripreso nell’ultimo numero di Dandy Magazine per un articolo intitolato “Fuga londinese di un Parisian Gentleman.”

Oggi inauguriamo questa serie di cinque articoli dedicandoci alla giovane maison Thom Sweeney, situata a Mayfair, non molto lontana dal Row, fra Gilbert Street e Weighhouse Street, dove mi sono recato in compagnia di un talentuoso complice, ossia Andy Barnham, uno dei fotografi di punta di The Rake, per scoprire questo atelier che fa sempre più parlare di sé …

Appena giunto, ecco il primo choc per chi, come me, è abituato al decoro sobrio e misurato delle tradizionali maisons bespoke. Il luogo, dove si respira dal primo istante un’atmosfera di felice connubio fra savoir-faire classico e stile contemporaneo, era letteralmente stipato di giovani, se non giovanissimi, intenti, prendendo appunti su appunti, ad ascoltare una piccola conferenza tenuta da un sarto della maison.

Immediatamente è crollato uno dei luoghi comuni circa il settore dell’abbigliamento sartoriale, ossia il problema del progressivo disinteresse dei giovani nei confronti di un mestiere ritenuto di un’altra epoca, se non obsoleto. Vedere, invece, questi studenti del terzo anno del London College of Fashion (che peraltro preparavano una piccola collezione ispirata dai lavori di Thom Sweeney) ascoltare con tanta passione dimostra che, almeno a Londra, le cose non stiano così. Scoperta, questa, piacevolmente confermata nelle successive visite da Anderson & Sheppard e da Huntsman, dove senza dubbio l’età media di sarti e apprendisti si è notevolmente abbassata.

Ho avuto in seguito il piacere di chiacchierare per un po’ con i due “padroni”, i giovani e simpaticissimi Thom Whiddet e Luke Sweeney, entrambi formatisi presso Timothy Everest. La loro filosofia è molto chiara: creare un’audace fusione fra l’arte sartoriale tradizionale e un “fiuto” (definizione loro) molto più moderno e, per certi aspetti, molto di tendenza.

Per arrivare a ciò i due giovani non esitano a uscire dagli schemi collaborando per la presentazione delle loro collezioni con stilisti “puri” come Kim Jones e Matthew Williamson, arrivando a guadare senza troppi problemi il Rubicone costituito dal presentare un “look-book” ogni stagione, cosa che fino a poco tempo fa sarebbe stata ritenuta ai limiti della decenza nel mondo, molto conservatore, dei sarti britannici.

All photos above © Andy Barnham

Anche se, personalmente, non sono un grandissimo fan di questo approccio quasi modaiolo, devo ammettere di essere rimasto decisamente sedotto dalla freschezza del discorso (portato avanti peraltro con responsabilità e coerenza) e da alcuni completi che ho potuto ispezionare dettagliatamente durante la mia visita.

Da questo approccio “ibrido” risultano completi di buona qualità, dalle linee nette, con un lavoro di spalla molto strutturato e una innegabile ricerca di un’originalità discreta in tutti i capi che vengono sfornati da questa maison in piena ascesa. Thom Sweeney propone inoltre una linea “su misura” economicamente più abbordabile ma comunque di buona qualità che attira una clientela più giovane e sensibile alle tendenze del momento.

Una maison sorprendente, di cui senza dubbio seguiremo con grande attenzione gli sviluppi futuri. La visita è stata, insomma, una gradevole sorpresa, visti anche i prezzi decisamente convenienti in rapporto alla qualità: per un completo due pezzi, a partire da novecento sterline “su misura” (MTM), e dalle duemila in su per il bespoke.

Da seguire, quindi, con grande attenzione …

Cheers, HUGO.